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Archive for the ‘APPLICAZIONI E SERVIZI DIGITALI’ Category

Sul sito del Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione è on line la versione preliminare dell’edizione 2011 delle Linee guida per i siti web della PA (pubblica ammiistrazione). Le Linee guida 2011 recepiscono le novità introdotte dal D.lgs. n. 35/2010 (“nuovo CAD”), dalla Delibera CIVIT n. 105/2010 e dalle Linee Guida del Garante della privacy in materia di trattamento di dati personali… del 2 marzo 2011. La versione appena pubblicata è sottoposta a consultazione pubblica. La pubblicazione in versione definitiva è prevista per la fine di luglio 2011. Anche le istituzioni culturali possono partecipare alla consultazione.

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Il piano di sviluppo di Europeana per gli anni 2011-2015 prevede quattro linee d’azione basate su:

Aggregazione: continuando ad arricchire il portale della cultura europea, basato sull’affidabilità dei contenuti culturali che rappresentano la diversità del patrimonio culturale delle nazioni europee, ampliando il numero degli aggregatori, migliorando la qualità dei metadati.

Facilitazione: supportando gli esperti che operano nelle istituzioni culturali attraverso il trasferimento di conoscenze, l’innovazione e l’advocacy, sperimentando nuove applicazioni nel settore della ricerca  e dello sviluppo nel campo dei beni culturali.

Distribuzione: rendendo il patrimonio disponibile agli utenti, dovunque e in ogni momento, aggiornando il portale, rendendolo disponibile nel workflow degli utenti, sviluppando partnership per rendere i contenuti disponibili in nuovi modi.

Attrazione: facendo sì che gli utenti possano essere partecipi del proprio patrimonio culturale in nuovi modi, attraverso nuove esperienze, ampliando l’utilizzo dei social media e degli strumenti Web 2.0, rendendo possibili nuove relazioni tra curatori, contenuto e utenti.

Come risponderanno le istituzioni culturali a questa sfida, soprattutto per quanto concerne gli ultimi due punti che implicano il dover percorrere strade ancora ignote, il cui orizzonte potrebbe prospettare scenari assolutamente imprevedibili? Come ad esempio, nel caso in cui le istituzioni culturali rendano disponibili i propri dati come Linked Open Data… [MTN]

Visualizza tutto il documento:
Europeana Think Culture – Strategic plan 2011-2015

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Questo documento, nato dalla cooperazione tra l’Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane (ICCU) e l’Istituto centrale per gli archivi (ICAR), in collaborazione con l’Osservatorio tecnologico per i beni e le attività culturali (OTEBAC), intende illustrare lo stato dell’arte in tema di mostre virtuali online partendo da esperienze concrete fin qui svolte nell’ambito di vari istituti italiani e dall’osservazione e l’analisi dei prodotti presenti nel panorama internazionale.

Le linee guida, che costituiscono anche un contributo al progetto europeo INDICATE, sono frutto di una riflessione tra esperti e operatori dei diversi settori dei beni culturali che hanno condiviso le proprie esperienze in un gruppo di lavoro dedicato. Si tratta di una prima bozza (09 del 1 aprile 2011), aperta a commenti e consigli da parte di quanti sono interessati ad arricchire questo documento, grazie alle loro esperienze nel settore.

Per scaricare il documento e inviare commenti fino al 15 maggio 2011:
http://www.otebac.it/index.php?it/320/mostre-virtuali-online-linee-guida-per-la-digitalizzazione

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Ha debuttato ieri  “Art project” di Google, in collaborazione con alcuni tra i più celebri musei del mondo.

Si tratta di un’applicazione altamente tecnologica che offre diverse possibilità all’utente:

  • esplorare i musei in 3D con la tecnologia Street View, spostandosi all’interno delle sale museali, selezionando le opere di interesse, apprendendo informazioni aggiuntive sul museo
  • visualizzare le opere d’arte in alta risoluzione attraverso un visualizzatore che consente di zoomare sull’immagine fino ad ottenere un livello di dettaglio elevatissimo.  Ogni museo ha reso disponibile un’opera per la visualizzazione 3D in gigapixel.
  • creare la propria collezione, salvando le schermate d’interesse tra le oltre migliaia di opere disponibili, con la possibilità di aggiungere commenti e condividere la galleria con altri utenti.

Ad oggi  sono 17 i musei che hanno aderito all’iniziativa. Tra i musei partner, il MoMa di New York, la National Gallery di Londra, la Alte Nationalgalerie di Berlino, il Rijksmuseum di Amsterdam, l’Hermitage a San Pietroburgo e il Museo degli Uffizi a Firenze.

Il progetto non prevede un coordinamento scientifico, quindi ogni istituzione può contribuire in modo non omogeneo. Talvolta, le immagini catturate con Street View non sono nitide per questione di protezione del copyright. Tutte le immagini ad alta risoluzione rese disponibili nel sito sono protette dalle leggi nazionali sul diritto d’autore e possono essere utilizzate dall’utente solo a scopo d’intrattenimento, secondo i termini d’uso specificati sul sito di Google.

Per approfondire la conoscenza del progetto si rimanda ad alcuni video sul Canale You Tube dedicato ad Art Project. [MTN]

http://www.googleartproject.com/c/faq

Screen shot del sito web

 

 

 

 

 

Screen shot del sito web

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Screen shot del sito web

 

 

 

 

 

 

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Sabato 9 ottobre 2010 il MoMA di New York ha ospitato nei suoi sei piani più un settimo piano virtuale, una mostra virtuale basata sulla tecnologia della realtà aumentata. La mostra non era visibile dal pubblico generico, ma solo da coloro che utilizzavano un’applicazione gratuita per smartphone iPhone o Android, chiamata “Layar Augmented Reality browser”, tramite la quale potevano vedere altre opere allestite nelle sale.

La mostra, che rientrava nell’ambito del Conflux Festival, dedicato alla psicogeografia, era stata ideata allo scopo di sperimentare l’impatto della realtà aumentata in un evento di arte contemporanea.

Organizzato dall’olandese Sander Veenhof, esperto di realtà aumentata, e dall’artista Mark Skwarek, l’evento “ha costituito un’occasione per i due artisti di condividere il fascino comune per collaborazioni ibride tra reale e virtuale”. I due curatori hanno invitato artisti di tutto il mondo a esporre le proprie opere nel MoMA tramite la tecnica della realtà aumentata.

Il criterio secondo il quale l’opera d’arte veniva collocata all’interno dei musei, oggi non è più valido. I capolavori virtuali di “non artisti” si mescolano alle opere dei musei ufficiali. Il museo offre gli spazi e le mura, il visitatore decide cosa vedere, il ruolo del curatore passa in secondo piano.

E dal  momento che la mostra è realizzata con la tecnica della realtà aumentata, non c’è più bisogno di liberare lo spazio virtuale, tanto che i curatori hanno deciso di aggiungere “stabilmente” la mostra virtuale alle collezioni permanenti del MoMA. E nulla vieta di poter ospitare un numero infinito di altre mostre virtuali parallele…

Dal punto di vista tecnico, l’utente deve avviare l’applicazione Layar e attivare la visualizzazione in realtà aumentata. I puntini bianchi sul dispositivo mobile gli indicano la localizzazione/direzione delle opere d’arte. Cliccando sull’icona filtro e quindi sulla scelta del pavimento, si visualizzavano tutte le opere allestite virtualmente. [MTN]

Per i dettagli dell’iniziativa:
http://www.sndrv.nl/moma/index.php?page=details

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Home page del sito web Studio Visit
Sono già alcuni mesi che il P.S.1 Contemporary Art Center di New York ha inaugurato un sito web (Studio visit) che invita gli artisti a esibire virtualmente le proprie opere e a far entrare i visitatori nei loro atelier.

La visita virtuale inizia con un’immagine dell’edificio che ospita lo studio, seguita da una dichiarazione dell’artista. Una mappa satellitare indica la localizzazione del suo studio, mentre immagini e video documentano gli interni dell’atelier e alcune opere d’arte.  Gli oggetti digitali forniti dagli artisti rimangono in linea per un mese.

Nella fase iniziale, Studio Visit intende stimolare soprattutto la comunità artistica della città di New York e dei suoi dintorni, ma in prospettiva sarà aperto a contributi di artisti di tutto il territorio degli Stati Uniti e oltre.

P.S.1. vuole dare l’opportunità di scoprire nuovi artisti attraverso il sito web. Alcuni curatori museali sono stati invitati a visitare la piattaforma web e a selezionare gli artisti più interessanti.

Al momento sono disponibili sul sito 1274 visite virtuali negli atelier degli artisti. [MTN]

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Le collezioni museali spagnole sono online da pochi giorni sulla piattaforma CER.es (http://ceres.mcu.es/), che consente un accesso unificato alle risorse museali di 61 musei spagnoli, indipendentemente dagli obiettivi tematici delle istituzioni responsabili.

Attualmente sono stati resi disponibili 100.000 record e 130.000 immagini pertinenti a musei archeologici, storico-artistici, d’arte contemporanea, dell’artigianato, etnologici e antropologici, del costume, storici, di scienza naturale e case museo.  Hanno aderito al progetto musei nazionali, regionali e locali, pubblici e privati, localizzati in diverse aree geografiche:  Andalusia, Aragona, Cantabria,  Castilla-La Mancha, Castilla y León, Extremadura, Galizia, Isole Baleari, Madrid, Murcia e Valencia.

Abbiamo navigato il sito. La homepage purtroppo non consente un accesso in lingue diverse dallo spagnolo. La parte inferiore, suddivisa in 4 colonne, fornisce brevi informazioni sulla Rete digitale delle collezioni museali spagnole, sul progetto CER.es,  sui musei che hanno aderito, sulla tipologia di contenuti.

E’ presente poi la stringa per la ricerca. Abbiamo provato, nella ricerca avanzata, a digitare “Velasquez”.  Abbiamo ottenuto 5 risultati. A ogni risultato è associato il thumbnail dell’immagine (ingrandibile) e una serie di dati anagrafici dell’opera (museo, inventario, oggetto, titolo, autore, materia, ambito culturale, datazione, luogo di produzione). Volendo, sono disponibili dati d’approfondimento.

Le risorse digitali sono anche selezionabili per tipologia, localizzazione e condizione giuridica dei musei. Inoltre è possibile accedere all’anagrafica del museo, presente nell’anagrafe dei musei spagnoli (Directorio de Museos de España).

Circa le condizioni d’uso, leggiamo che “Il Ministero della cultura spagnolo pubblica il catalogo CER.es con l’obiettivo di rendere disponibili agli utenti contenuti digitali di qualità, riferiti a beni culturali pertinenti a collezioni museali spagnole di diversa titolarità e ambito scientifico e geografico”. L’accesso ai contenuti è libero e gratuito, purché non utilizzato a fini commerciali.

CER.es verrà reso quanto prima interoperabile con Europeana. [MTN]

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Homepage del portale Discover Baroque ArtÈ stato recentemente pubblicato in rete un interessante progetto dedicato all’arte barocca. Tramite il portale www.discoverbaroqueart.org è possibile accedere a una ricca banca dati che a pieno regime raccoglierà una selezione significativa di opere d’arte e monumenti di otto paesi europei: Austria, Croazia, Germania, Italia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovenia e Ungheria.  L’iniziativa è totalmente finanziata dalle istituzioni culturali che ne fanno parte (per l’Italia ricordiamo le principali: la Galleria Borghese, la Pinacoteca Nazionale di Bologna, la Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio, l’Archivio di Stato di Bologna, il Sistema Museale della Provincia di Bologna).

Il lavoro alla base del progetto è senza dubbio notevole: grazie a un’accurata schedatura –che riporta anche una bibliografia di base per chi ha voglia di approfondire- è possibile effettuare ricerche tematiche che mettono in relazione artefatti e monumenti di diverse aree geografiche. Scegliendo la voce di menu Database si può impostare la propria ricerca per parole chiave, categorie, data o lingua in cui la scheda è stata sviluppata.

Un valore aggiunto di questa iniziativa è infatti l’aspetto linguistico: tutte le schede sono disponibili sia in inglese che nella lingua madre degli esperti che le hanno prodotte; ciò implica che, inserendo chiavi di ricerca in lingua inglese, l’utente può effettuare ricerche su tutto il complesso di dati prodotti dalle varie istituzioni che aderiscono all’iniziativa. I risultati possono poi essere salvati per creare gallerie virtuali personali.

Per orientare al meglio l’utente è disponibile, in calce a ciascuna scheda, una breve panoramica sugli eventi storici più significativi avvenuti nel periodo in cui la singola opera fu composta o costruita. Un’introduzione storica artistica sarà disponibile con i prossimi aggiornamenti del portale.

Discover Baroque Art è un’iniziativa stimolante per gli utenti della rete appassionati d’arte. È stata prodotta da Museum With No Frontiers (MWNF), un’organizzazione che coinvolge 19 paesi tra Europea, Africa del nord e Medio Oriente per promuovere la conoscenza dell’eredità storico-artistica e l’integrazione interculturale. MWNF ha infatti già pubblicato da diversi un anni il ricco portale Discover Islamic Art che, come il suo gemello sull’arte barocca, consente di scoprire l’artte islamica effettuando ricerche per epoche e aree geografiche [MP].

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Sono più di 300.000 le opere conservate nei musei e nei depositi delle Gallerie fiorentine afferenti al Polo museale fiorentino. Dal 1970, l’Ufficio ricerche della Soprintendenza, attualmente direto da Maria Sframeli, oltre e a offrire una ricchissima documentazione storica e iconografica delle opere conservate nelle Gallerie, conserva anche i principali inventari, molti dei quali digitalizzati.

In particolare, questo sono gli inventari già disponibili online:

Inventario 1890: si tratta di uno strumento fondamentale per le ricerche sulle opere delle gallerie fiorentine, indispensabile a chiunque effettui degli studi in questo ambito. L’Inventario 1890 conta circa 11.000 voci, in prevalenza dipinti, conservati nei musei statali fiorentini o concessi in deposito a enti ecclesiastici o istituzioni pubbliche (ambasciate, prefetture, Camera dei Deputati, Senato della Repubblica ecc.).

Inventario Palatina: redatto nel 1912, descrive e documenta l’allestimento delle opere pittoriche (887 fra dipinti e miniature) esposte nelle sale della Galleria Palatina di Palazzo Pitti. E’ a se stante rispetto a quello del 1890, poiché annovera solo le opere destinate alla quadreria Medicea del palazzo.

Inventario Gemme: pietre dure, gioielli, cammei e intagli, prevalentemente custoditi presso il Museo degli Argenti.  La collezione è fra le più prestigiose al mondo per la qualità artistica delle opere e per i materiali utilizzati.

Inventario delle Robbiane (Bargello), custodite per la maggior parte dei casi presso il Museo Nazionale del Bargello, comprende opere autografe di Luca, Andrea e Giovanni e numerosi esemplari realizzati nella loro bottega. Oltre ai celebri bassorilievi in terracotta invetriata sono presenti nella collezione anche rari esempi di sculture a tutto tondo.

In tutti gli inventari possono essere effettuate ricerche per numero e per autore (anche tramite la lista d’autorità). Una funzionalità di ricerca avanzata consente di ricercare le opere per localizzazione, oggetto, mostre, ambito, cronologia sia digitando una parola sia il testo completo. Un’applicazione consente di sfogliare i singoli documenti, ingrandendo le immagini.

Le possibilità di ricerca sono inoltre arricchite dal confronto tra le opere d’arte e la documentazione di riferimento, contenente informazioni sulle attribuzioni più recenti, i passaggi di collocazione, i restauri, i precedenti inventari, le mostre dal 1865 a oggi, la documentazione fotografica.

La singola opera trovata può essere aggiunta a un elenco di preferiti.

Non è al momento presente sul sito una dichiarazione sulla policy di copyright. [MTN]

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A dicembre 2006 la Direzione generale per la comunicazione e l’informazione dell’Unesco e la Library of Congress lanciavano l’idea di un progetto per rendere disponibili su Internet, gratuitamente e in formato multilingue, una serie di risorse culturali significative appartenenti alle diverse culture e nazioni.
Tra il 2007 e il 2008 un gruppo di esperti di diverse istituzioni culturali e dell’International Federation of Library Associations and Institutions stabiliva i criteri per la selezione dei contenuti, le linee guida tecniche, gli standard e l’architettura di sistema della futura biblioteca digitale. Parallelamente sei grandi biblioteche di quattro paesi sviluppavano il prototipo della futura WDL.
Il 21 aprile 2009 la World Digital Library è stata ufficialmente presentata a Parigi. Ventisei istituzioni di diciannove paesi hanno fornito contenuti culturali digitalizzati, ma il sistema è aperto ad altre istituzioni che vogliano aderire. L’Italia non fornisce contenuti tramite le sue istituzioni, ma è presente con 15 risorse appartenenti a istituzioni straniere.
L’utenza di riferimento è costituita principalmente da studenti, insegnanti, studiosi e pubblico generico.
L’esplorazione del sito ci è apparsa molto stimolante: è consentita una navigazione per luogo (Africa, Central and South Asia, East Asia, Europe, Latin American and the Caribbean, Middle East and North Africa, North America, Oceania and the Pacific, South East Asia, Antarctica, World), con possibilità di raffinare per nazione, per cronologia (dall’8000 a.C. fino ai giorni nostri), per tipo di risorsa (libri, riviste, manoscritti, mappe, immagini in movimento, stampe, fotografie, registrazioni sonore), per istituzione che fornisce i contenuti, per argomento in base alla Classificazione decimale Dewey (filosofia e psicologia, religione, scienze sociali, linguaggio, scienze naturali e matematica, tecnologie, arti decorative e applicate, letteratura e retorica, storia e geografia).
Il sito offre funzionalità di ricerca e navigazione in più lingue: arabo, cinese, inglese, francese, portoghese, russo e spagnolo, ma i contenuti presenti sono in più di 40 lingue.
Tra le funzionalità avanzate vi sono i “grappoli” (clusters) geografici interattivi, la timeline, una visualizzazione avanzata delle immagini (disponibili ad altissima risoluzione in formato TIFF) e alte capacità interpretative.
Le descrizioni delle singole risorse e una serie di interviste a tema costituiscono un valore aggiunto.
Ma quali sono le principali caratteristiche della WDL?
1) Metadati consistenti: ogni risorsa è descritta attraverso una serie consistente di informazioni bibliografiche (o metadati) relative alla copertura geografica, temporale e topica. La consistenza dei metadati facilita la navigazione e la connessione tra le risorse e il reperimento da parte dei motori di ricerca esterni.
I contenuti digitali non sono tradotti ma vengono forniti nelle lingue originali. Sono invece tradotti i metadati che rendono possibile la navigazione e la ricerca.
2) Descrizione: ogni risorsa viene descritta rispondendo alla domanda: “Cosa rappresenta questa risorsa e perché è significativa?”. Questi dati, scritti da esperti e curatori, riveste grande importanza per gli utenti ed è stata realizzata per stimolare la curiosità degli studenti e del grande pubblico.
3) Multilinguismo: i metadati, la navigazioni e alcuni contenuti di supporto sono tradotti in sette lingue. Il progetto prevede diversi approcci alla traduzione, inclusa la traduzione automatica tramite calcolatore e la traduzione attraverso una rete di volontari (modello wiki) o una combinazione delle due tecniche.
4) Sviluppo tecnico della biblioteca digitale: si caratterizza per una nuova applicazione catalografica in grado di supportare i requisiti relativi ai metadati; uno strumento che consente la memorizzazione delle traduzioni, affinché i traduttori non debbano tradurre due volte la stessa frase o parola; lo sviluppo di un’interfaccia gradevole e stimolante.
5) Rete collaborativa: la WDL enfatizza l’apertura in tutti gli aspetti del progetto: accesso ai contenuti, trasferimento di tecnologie per la costruzione di nuove abilità; partecipazione di partner, istituzioni e utenti.
Relativamente ai diritti di proprietà intellettuale, le diverse istituzioni sono titolari di essi e qualsiasi richiesta va indirizzata alla singola istituzione. In caso di riutilizzo di materiale trovato nella WDL, l’utente ha l’obbligo di sottostare alle leggi nazionali e internazionali in materia.
Gli attuali partner sono costituiti da biblioteche, archivi e altre istituzioni che contribuiscono alla WDL con i propri contenuti, oppure fornendo tecnologia, sposnsorizzando rionuioni dei gruppi di lavoro, contribuendo finanziariamente.
Qualsiasi tipo di istituzione culturale, biblioteca, museo, archivio o alto ente culturale può partecipare al progetto contattando il team della WDL. Il miglior modo per essere coinvolti è identificare collezioni importanti che rappresentano un particolare aspetto del proprio paese o cultura.
La WDL si differenzia da Europeana, in quanto quest’ultima si focalizza sull’Europa e su collezioni inerenti l’Europa, conservate presso istituzioni culturali europee. La WDL invece ha un ventaglio di contenuti a livello mondiale. Le istituzioni che partecipano a Europeana possono partecipare anche alla WDL.
La WDL è stata sviluppata da un team di esperti della statunitense Library of Congress, con il contributo di diverse istituzioni afferenti a vari paesi, con il supporto dell’Unesco e il contributo finanziario di una serie di aziende e fondazioni private. [MTN]

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