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Archive for the ‘Soluzioni tecnologiche’ Category

Da anni ormai, grazie al prezioso lavoro svolto dal progetto MINERVA ci occupiamo di supportare le istituzioni culturali (musei, archivi, biblioteche) nella realizzazione di siti web di qualità.

Non abbiamo mai affrontato seriamente però la problematica del SEO: da qui l’esigenza di approfondire l’argomento sul quale esiste innumerevole letteratura in rete e pubblicazioni tradizionali. Se trovate questo post interessante e avete delle esperienze da raccontare, vi invitiamo a postare dei messaggi per arricchire la discussione e approfondire le vicendevoli conoscenze…

Innanzitutto: cosa significa SEO? E’ un acronimo che sta per “Search Engine Optimization” ovvero “ottimizzazione per i motori di ricerca”, intendendo cioè l’insieme delle attività per migliorare il posizionamento di una pagina web nei risultati forniti da un motore di ricerca.

E’ un’attività che si è sviluppata nel settore del marketing e numerosi esperti del SEO ne hanno fatto una vera e propria professione.

Proveremo in questo breve post a sintetizzare alcune definizioni e una serie di regole basiche da applicare al proprio sito per cercare di migliorare le prestazioni del motore di ricerca, pur non essendo dei professionisti della materia, ma basando queste breve considerazioni sull’esperienza quotidiana sui siti web culturali.

Risultati di una ricerca su Google digitando “musei italiani”

Risultati di una ricerca su Google digitando “musei italiani”

 

DEFINIZIONI

Innanzitutto è opportuno distinguere tra “ottimizzazione on-page” (quella che viene effettuata direttamente sulle pagine web) e “ottimizzazione off-page (quella che viene effettuata all’esterno del sito web. In questo post ci occuperemo della prima.

SERP è un acronimo che sta per “Search Engine Results Page” e che indica la pagina che viene mostrata a un utente con i risultati della sua ricerca.

Il motore di ricerca (search engine) è un sito web che consente all’utente di effettuare delle ricerche tra le pagine web incluse nel suo indice. Google, è ben noto, è il motore di ricerca più usato al mondo, esistono però anche altri motori di ricerca, anche a livello italiano, come Arianna, Excite Italia, Il TrovatoreSetaccio, Tiscali, Kataweb, MSN Search, Virgilio, Yahoo Italia.

Le ricerche vengono effettuate dagli spider (detti anche bot, robot o crawler), veri e propri agenti del motore di ricerca che, come ragni, esplorano il web per recuperare contenuti e informazioni. Il processo di recupero delle informazioni da parte degli agenti dei motori di ricerca viene detto parsing.

Ogni pagina web assume un certo valore per un motore di ricerca. Google, in base a un algoritmo specifico, assegna un valore, detto PageRank (un voto da 1 a 10), a ogni pagina web indicizzata. Tanto più un sito è visitato attraverso link provenienti da siti famosi e autorevoli, tanto più è alto il PageRank. Quanto più il PageRank è basso, tanto più è necessaria un’attività di SEO. 1-3 viene considerato un valore medio-basso, 4-6 medio alto, 7-10 alto.

Come verificare il PageRank delle pagine del proprio sito ? Installando la Toolbar di Google nel proprio browser.

Google Toolbar con il PageRank Meter

Google Toolbar con il PageRank Meter

Volendo fare un esempio, alla data di oggi la homepage del sito della Galleria nazionale d’arte moderna (http://www.gnam.beniculturali.it/) ha un PR di 6/10, quello del Victoria & Albert Museum di Londra (http://www.vam.ac.uk/) di 8/10, quella del Polo museale fiorentino (http://www.uffizi.firenze.it/) 7/10. Ugualmente alla data di oggi, il sito di Europeana (http://www.europeana.eu) ha un PR di 10/10, quello di youtube (http://www.youtube.com) di (9/10). Non vi è ombra di dubbio che Youtube sia un sito molto più visitato di Europeana, però quest’ultima ha centinaia di link provenienti da siti web istituzionali molto autorevoli.

REGOLE DA SEGUIRE

Elenchiamo una serie di regole da seguire nella redazione di pagine web per favorire il SEO. L’applicazione di queste regole prescinde dalla conoscenza approfondita di linguaggi informatici, ma presuppone una conoscenza basica del linguaggio HTML.

  • Cura attentamente il titolo (tag title) delle pagine web. Il titolo deve essere breve e corrispondere al contenuto della pagina. E’ auspicabile che al suo interno comprenda l’oggetto della pagina cui si riferisce. Il title deve essere diverso per ogni pagina, pena il rischio che le pagine non vengano indicizzate. Un titolo pertinente è utile sia per il motore di ricerca sia per l’utente finale. Generalmente non dovrebbe superare i 40 caratteri e dovrebbe essere scritto in un linguaggio chiaro, senza parole inutili o ambigue. Se possibile, è meglio evitare gli articoli ma includere parole corrispondenti alle keywords, possibilmente mettendo all’inizio quella più importante. Nel caso di presenza di acronimi, è bene inserire sia l’acronimo che il nome sciolto.

(Qualche esempio: il title della homepage dei Musei Vaticani (http://www.museivaticani.va/) recita: Musei Vaticani – Sito ufficiale; quello del MoMA (http://www.moma.org/): MoMA – The Museum of Modern Art, ma incredibilmente quello della pagina del Guggenheim (http://www.guggenheim.org): solo New York.

  • Compila i metatag, ovvero delle microinformazioni nascoste nel codice della pagina web e non visibili all’utente finale, ma pane quotidiano per i robot, in particolare le tag keywords (parole chiave) e description (descrizione). Le parole chiave (metatag keywords) servono a  definire la tua istituzione e i suoi servizi, sia nel linguaggio istituzionale che in quello utilizzato dall’utente. Ogni pagina dovrebbe avere le proprie parole chiave. Impara dalla rete: nella campagna presidenziale 2008 del presidente Obama, venne indicato tra le parole chiave non solo il nome corretto ma anche le diverse pronunce del nome: “Barck, Barek, Barak, Barrack, Barrak, Obma, Barack”. Pensa ad esempio quante volte, un utente digita “bilbioteca” anziché “biblioteca, oppure “archeology” anciché “archaeology”. L’analisi delle parole chiave deve essere attenta e ragionata e richiede non poco tempo. Le keyword devono essere pertinenti al contenuto della pagina per non fuorviare il motore di ricerca. E’ consigliabile separare le parole chiave tramite una virgola.

 E’ bene che le keyword individuate per i metatag corrispondano ai termini significativi all’interno della pagina web. Quante più parole chiave sono presenti nel codice sorgente della pagina, specie tra le prime duecento parole, tanto più aumenta la prominenza di questa rispetto ad altri contenuti. Tanto maggiore è la prossimità tra le parole chiave, tanto migliore sarà il posizionamento nelle SERP.

La percentuale di concentrazione delle parole chiave rispetto ad altri termini in una pagina web è detta peso. Questo cresce con il crescere delle parole chiave e il decrescere delle parole normali e si può calcolare attraverso la formula: numero di parole nella keyword x frequenza / totale delle parole nella pagina).

La descrizione (metatag description) deve essere breve e possibilmente includere delle parole chiave. Deve essere diversa da pagina a pagina.

  • Utilizza i tag di intestazione (tag H1, H2, H3, ecc.), considerando che essi non vanno utilizzati a fine estetico, ma per dare il giusto peso ai diversi elementi del testo. Il codice HTML rende disponibili tre livelli di intestazione, comunque in genere tre sono sufficienti.
  • Usa il grassetto nel testo per attirare l’attenzione del lettore su una determinata parola. Nel codice HTML, il grassetto corrispondente al tag <strong> ha un vero e proprio valore semantico, che viene riconosciuto dal motore di ricerca. Non bisogna però abusarne, altrimenti si ottiene l’effetto contrario.
  • Usa sempre l’attributo ALT per le immagini, un elemento del tag <img>. L’attributo ALT è importantissimo e serve a descrivere in modo significativo e sintetico il contenuto dell’immagine (possibilmente non più di cinque parole di senso compiuto). Attenzione: l’attributo ALT non va confuso con il tag <title>, che ha lo scopo di fornire all’utente un tooltip, ovvero un’informazione aggiuntiva quando passa con il mouse sopra un’immagine.
  • Cura il peso della pagina e ottimizza le immagini. I robot tengono anche conto della dimensione della pagine in kilobytes. Lo spider si rifiuta di esplorare una pagina molto pesante.
  • Fai attenzione alla denominazione dei file (file naming), che viene attentamente valutata dai motori di ricerca. La denominazione di un file deve rispecchiarne il contenuto. E’ opportuno, in base alle proprie esigenze, crearsi uno schema con le norme redazionali per la denominazione dei file. Questa procedura non è utile solamente ai fini del SEO, ma anche per ritrovare i file all’interno del repository del sito. Gli esperti consigliano di utilizzare sempre e solo le minuscole e di separare le parole con il trattino basso “parola_parola”, lasciano l’uso del trattino piccolo alle parole composte (ad esempio “tecnico-scientifico”.
  • Sfrutta le potenzialità offerte dall’ ipertesto. Questo termine, coniato da Ted Nelson nel 1963, identifica una scrittura reticolare, con il testo che si dirama e consente al lettore di scegliere il proprio percorso. Il web consente un’organizzazione dell’informazione attraverso una struttura non sequenziale reticolare, caratterizzata da un insieme di unità informative (i nodi) e da un insieme di collegamenti (link) che da un nodo permettono di passare a uno o più nodi. In parole povere, attraverso i link gli utenti possono passare da una pagina all’altra del sito (link interni o relativi) oppure passare a una pagina esterna al sito (link esterni). Attraverso l’utilizzo intelligente dei link, il redattore deve cercare di trattenere l’utente nel proprio sito quanto più possibile.
  • Nel caso di sito multilingue tieni conto che il motore di ricerca indicizza le pagine in base alla lingua della ricerca, ovvero se un utente esegue una ricerca in italiano, il motore di ricerca restituisce pagine in italiano, se effettua la ricerca in francese restituisce pagine in francese e così via. Qualcuno potrebbe pensate che inserire nei titoli più lingue potrebbe condurre a risultati migliori, ma invece non è così.
  • L’età di un dominio ha un enorme valore, tanto più un dominio è datato, tanto più viene valutato positivamente dal motore di ricerca. Per verificare l’età di un dominio, si può consultare il sito del registro italiano dei domini (http://www.nic.it) oppure il registro internazionale dei nomi di dominio (http://www.internic.com).

Concludiamo, affermando che un’attività di SEO, seppur minima ed effettuata artigianalmente, richiede molto tempo e lunghe riflessioni. Inoltre, è bene essere consapevoli, che i risultati non sono immediati ma possono essere evidenti dopo settimane o addirittura mesi. Il consiglio è di dedicarsi periodicamente a quest’attività, valutando di volta in volta i risultati conseguiti. [MTN]

Per approfondire:  Davide Vasta, SEO: Ottimizzazione web per motori di ricerca, Apogeo, 2009.

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Logo progetto AparsenIl progetto europeo APARSEN (Alliance Permanent Access to the Records of Science in Europe Network) chiede la collaborazione per rispondere ad un questionario sui sistemi di identificazione persistenti per gli oggetti digitali. L’obiettivo è quello di verificare quali siano le soluzioni attualmente in uso nei vari domini di applicazione del progetto, quali istituti di ricerca, industria, musei, archivi, biblioteche, università e tutte le istituzioni afferenti al patrimonio culturale in generale.

Il progetto rientra nell’ambito più generale della conservazione delle memorie digitali, di cui i sistemi di identificazione sono un aspetto significativo, necessari per definire, ad esempio, le modalità di accesso alle risorse nel lungo periodo, indipendentemente dai loro spostamenti.

La Fondazione Rinascimento Digitale (www.rinascimento-digitale.it), partner del progetto, è responsabile delle attività di ricerca oggetto del questionario.

Grazie al contributo dei rispondenti, il progetto spera di poter identificare le esigenze degli utenti, le lacune presenti nei servizi esistenti e le sfide da intraprendere per poter definire nuove soluzioni e servizi avanzati disponibili per tutti.

A questo link è disponibile il questionario, con possibilità di salvare i dati e continuare in un momento successivo: http://www.surveygizmo.com/s3/521668/APARSEN-Persistent-Identifier-Questionnaire

Il questionario si concluderà venerdì 20 maggio.

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Esempio di realtà diminuita

Se la Realtà Aumentata “estende” e integra gli oggetti reali dell’ambiente con oggetti di realtà virtuale creati dall’utente, la Realtà Diminuita rimuove elementi reali dalla vista dell’utente.

La Realtà Diminuita viene realizzata in tempo reale e permette la  rimozione di oggetti nelle trasmissioni video in diretta. Una manipolazione che non sempre risulta evidente per l’utente, tratto facilmente in inganno.

Gli esperimenti sulla Realtà Diminuita vengono portati avanti da Jan  Herling  e  Wolfgang  Broll, del Politecnico di Ilmenau in Germania,  (http://www.tu-ilmenau.de/universitaet/ ), nell’ambito del Dipartimento Mondi Virtuali e giochi digitali. [MTN]

Video dimostrativo su YouTube

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Per tenersi aggiornati, in tema di realtà aumentata, segnaliamo il blog Augmented World.it (http://augmentedworld.it/), con le interessanti faq dal quale traiamo anche la definizione del termine:

“la Realtà Aumentata (Augmented Reality o AR) è la rappresentazione di una realtà alterata in cui, alla normale realtà percepita attraverso i nostri sensi, vengono sovrapposte informazioni sensoriali artificiali/virtuali”. La differenza sostanziale fra Realtà Aumentata e Virtuale sta nel concetto di simulazione. La realtà virtuale ci induce tramite un sistema più o meno immersivo a pensare di vivere una certa realtà ingannando i nostri sensi; L’AR, differentemente, aggiunge livelli informativi di varia natura a ciò che i nostri sensi percepiscono. In poche parole si tratta di un potenziamento percettivo, è come avere la vista di un falco, l’udito di un cervo e l’olfatto di un cane.”

 

 

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