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Posts Tagged ‘DIGITALIZZAZIONE’

La Commissione europea ha adottato una raccomandazione in cui invita gli Stati membri dell’UE ad intensificare le proprie iniziative, a mettere in comune le rispettive risorse e a coinvolgere il settore privato sul fronte della digitalizzazione del materiale culturale. La digitalizzazione è infatti uno strumento essenziale per ampliare l’accessibilità al patrimonio culturale dell’Europa e per promuovere la crescita nelle industrie culturali europee. I materiali digitalizzati dovrebbero essere resi disponibili attraverso Europeana, la biblioteca, l’archivio e il museo digitale d’Europa (www.europeana.eu).

La raccomandazione invita gli Stati membri a sviluppare piani affidabili e istituire partenariati per inserire in Europeana 30 milioni di oggetti entro il 2015 rispetto ai 19 milioni attualmente disponibili; incrementare la presenza in rete di materiale fuori commercio o coperto dai diritti d’autore e adattare le normative e le strategie nazionali al fine di garantire la conservazione a lungo termine dei materiali digitali.

La raccomandazione invita gli Stati membri a:

  • predisporre piani rigorosi per i propri investimenti nella digitalizzazione e favorire i partenariati pubblico-privato per la condivisione dei relativi costi. La raccomandazione stabilisce i principi fondamentali per garantire che tali partenariati siano equi ed equilibrati.
  • Rendere disponibili entro il 2015 tramite Europeana 30 milioni di oggetti, compresi i capolavori europei che non sono più protetti dai diritti d’autore e tutto il materiale digitalizzato grazie a finanziamenti pubblici.
  • Incrementare la presenza in rete di materiale coperto dai diritti d’autore, istituendo un quadro normativo di riferimento che consenta la digitalizzazione su larga scala e l’accessibilità transfrontaliera delle opere fuori commercio.
  • Rafforzare le proprie strategie e adattare la propria legislazione per garantire la conservazione a lungo termine del materiale digitalizzato, accertandosi, ad esempio, che il materiale depositato non preveda sistemi di protezione tecnologici che ostacolino la conservazione da parte dei bibliotecari.

Link utili:

Raccomandazione sulla digitalizzazione del materiale culturale e sulla sua conservazione in rete:

http://ec.europa.eu/information_society/activities/digital_libraries/index_it.htm

Europeana, la biblioteca, l’archivio e il museo digitale d’Europa:

http://www.europeana.eu/portal/

Sito Web dell’Agenda digitale:

http://ec.europa.eu/digital-agenda

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reCAPTCHA è un servizio CAPTCHA gratuito offerto, sotto forma di widget, da Google per proteggere il proprio sito o blog da spam e incursioni esterne indesiderate. Vi è mai capitato di dovervi registrare su un sito, di inserire un contenuto o compilare una form online e dover riconoscere una sequenza di lettere e/o numeri che appaiono distorti, prima di poter procedere con l’azione che state effettuando?

Questo test, chiamato per l’appunto CAPTCHA, serve a determinare se l’utente sia un umano (e non un computer o, più precisamente, un bot). L’acronimo coniato nel 2000 deriva dall’inglese “completely automated public Turing test to tell computers and humans apart”.

Oltre a proteggere la vostra applicazione online, reCAPTCHA è un progetto che contribuisce a riconoscere i testi di vecchi e libri e giornali digitalizzati.

Quando si digitalizza un volume, le pagine vengono scansionate fotograficamente e poi trasformate in testo utilizzando il sistema detto OCR (Optical Character Recognition). La trasformazione in testo avviene perché la scansione produce immagini pesanti da archiviare, difficili da scaricare e il cui testo non può essere ricercato. L’OCR però non è un sistema perfetto, che produce troppi errori soprattutto nei testi precedenti all’epoca della stampa su scala industriale.

Entrando nello specifico del progetto, ogni parola che non viene letta correttamente dall’OCR viene ritrasformata in immagine e utilizzata come CAPTCHA. Ciò è possibile perché molti programmi di OCR avvisano quando una parola non è stata letta correttamente.

Ma se un computer non riesce a leggere un CAPTCHA, come fa il sistema a riconoscere se la risposta è corretta? Ecco la soluzione.

Ogni nuova parola non riconosciuta dall’OCR viene sottoposta all’utente insieme a un’altra parola interpretata correttamente dall’OCR. All’utente viene quindi richiesto di leggere ambedue le parole. Se l’utente legge correttamente la parola già individuata dall’OCR, il sistema assume che la risposta sia corretta anche per il secondo termine.

La stessa immagine viene comunque sottoposta a più utenti e la parola viene validata solo dopo che più utenti hanno identificato la sequenza di lettere nello stesso modo.

reCAPTCHA è un servizio di social tagging per ottimizzare i metadati creati con l’OCR attraverso il contributo di utenti non professionali. [MTN]

Vuoi provare come funziona?
http://www.google.com/recaptcha/learnmore

Info per scaricare l’applicazione
http://www.google.com/recaptcha/whyrecaptcha

 

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Old Weather è un progetto curato dalla Citizen Science Alliance, una collaborazione transatlantica tra università e musei dedicata a coinvolgere il cittadino comune nelle ricerche scientifiche.

Leggiamo nella homepage del sito:

Aiutate i ricercatori a raccogliere le osservazioni meteorologiche a livello mondiale fatte dalle navi della Royal Navy ai tempi della Prima guerra mondiale. Le vostre trascrizioni contribuiranno a definire delle proiezioni di modelli climatici e ad arricchire il database delle variazioni meteorologiche. Gli storici utilizzeranno il vostro lavoro per registrare i movimenti delle navi nel passato e le storie delle persone a bordo.

Il progetto si prefigge quindi, tramite la collaborazione degli utenti, di contribuire a identificare misurazioni meteorologiche per costruire modelli climatici futuri sulla base delle esperienze del passato e di scoprire a quali imbarcazioni appartenessero una serie di giornali di bordo e come questi dati possano alimentare la conoscenza.

Se Darwin sulla Beagle raccolse migliaia di informazioni utili per le sue ricerche zoologiche, il capitano della nave, Robert Fitzroy, registrò anche le variazioni climatiche osservate durante il viaggio. E così fecero capitani e ufficiali di tutte le imbarcazioni che solcavano i sette mari. Se si riuscissero a raccogliere migliaia di punti registrati nei giornali di bordo nei diversi periodi, si potrebbero realizzare mappe meteorologiche 3D e identificare pattern e variazioni climatiche estreme.

Il contributo umano nella trascrizione dei giornali di bordo è fondamentale, dal momento che per i computer è difficile interpretare testi manoscritti. La scrittura a mano è spesso confusa e può essere mal interpretata. Peraltro un lavoro così impegnativo con uno staff limitato sarebbe irrealizzabile in tempi accettabili.

Ecco quindi perché l’idea di un progetto di crowdsourcing. Quante più persone contribuiranno all’analisi dei giornali di bordo, tanto più sarà possibile correggere gli errori e aggiungere un maggior grado di accuratezza. Trascrizioni ripetute dei giornali di bordo consentiranno di correggere errori fatti da altri. L’utente inoltre potrà arricchire i contenuti con i propri ricordi: incontri con altre navi, iceberg aerei, vulcani, membri dell’equipaggio…

I dati forniti dagli utenti verranno processati dal team scientifico e quelli ritenuti validi contribuiranno ad arricchire i database internazionali con le registrazioni storiche delle variazioni atmosferiche e verranno resi accessibili anche a scienziati, geografi, storici e al pubblico interessato. [MTN]

Sito Web del progetto
http://www.oldweather.org/

Video sull’utilità del crowsourcing

http://vimeo.com/15193513

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