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Posts Tagged ‘web semantico’

La recente pubblicazione, Your terminology as a part of the semantic web: recommendations for design and management curata dai gruppi di lavoro “Terminology and multilingualism” nell’ambito dei progetti europei ATHENA e Linked Heritage, si rivolge agli operatori delle istituzioni culturali, agli esperti di architettura dell’informazione e ai linguisti con interessi nei settori delle terminologie e del multiliguismo. Il volume propone una serie di raccomandazioni per la gestione delle proprie terminologie, per il loro adattamento e ottimizzazione ai fini del miglioramento della ricerca multilingue in Europeana e per renderli parte del Web Semantico.

La traduzione in lingua italiana, curata dall’ICCU, sarà disponibile entro maggio 2012.

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L’interoperabilità è la capacità di un sistema informatico di cooperare e di scambiare informazioni o servizi con altri sistemi o prodotti in maniera più o meno completa e priva di errori, con affidabilità e con ottimizzazione delle risorse [Wikipedia].

Esistono diversi tipi di interoperabilità, tra cui:

  • l’interoperabilità tecnica, resa possibile dall’utilizzo di standard tecnici comuni (formati dei file, metadati ecc.);
  • l’interoperabilità semantica, facilitata dall’uso di terminologie e vocabolari comuni.

Perché l’interoperabilità è un aspetto di cui un’istituzione culturale che detiene contenuti digitali deve tener conto? Perché:

  • consente di far trovare facilmente i propri contenuti da un ampio numero di agenti (portali, aggregatori di metadati, motori di ricerca)
  • consente a questi agenti (ad esempio, Google, Europeana o CulturaItalia) di promuovere i materiali. Gli utenti si aspettano oggi di trovare contenuti integrati (video, immagini, testi, suoni) nello stesso spazio, senza dover inserire ogni volta nuovi termini di ricerca nei singoli siti
  • produce traffico verso il proprio sito, rendendo così più accessibili i contenuti del deep web (web profondo)
  • accresce la visibilità dell’istituzione.

Il web semantico è un “web di dati” che consente ai calcolatori di comprendere la semantica, ovvero il significato delle informazioni sul web. Sempre più spesso, il termine “web semantico” è utilizzato per riferirsi ai formati e alle tecnologie che permettono questo processo.

I vantaggi dell’interoperabilità aumentano utilizzando i Linked Data. Con questo termine si definisce un metodo di pubblicazione di dati strutturati, che possono essere interconnessi tra loro. Tale metodo si basa sulla tecnologia web (protocollo HTTP, linguaggio RDF e utilizzo di URI) e il target cui si rivolge non è costituito dagli utenti umani quanto piuttosto dagli utenti non umani, come i motori di ricerca. In tal modo, dati provenienti da fonti diverse possono essere collegati e interrogati.

Il sito http://linkeddata.org fornisce tutte le informazioni su quest’iniziativa e pubblica la “nuvola”, ovvero il diagramma della situazione corrente del Linking Open (LOD) Data Project.

“Linking Open Data cloud diagram, by Richard Cyganiak and Anja Jentzsch. http://lod-cloud.net/”

“Linking Open Data cloud diagram, by Richard Cyganiak and Anja Jentzsch. http://lod-cloud.net/”

Come si relazionano però Linked Data, Web Semantico e Linked Open Data?

Molto interessante è la definizione data da Paul Walk:

  1. I dati possono essere aperti, ma non linkati
  2. I dati possono essere linkati, ma non essere aperti
  3. I dati che siano sia aperti sia linkati sono assolutamente realizzabili
  4. Il Web semantico può funzionare solo con dati che siano sia aperti sia linkati.

Sempre secondo Walk, più dati sono linkati sul Web con un significato ben definito, più le applicazioni web saranno performanti.

Grazie al modello LOD, quindi, è come se i dati, resi interoperabili, entrassero a far parte di un immenso database “aperto” nel quale vengono pubblicati set di dati “grezzi” resi disponibili da istituzioni diverse, che però possono essere liberamente “incrociati” da terze parti, con la possibilità di generare valore aggiunto, inaspettato.

Facciamo un esempio pratico: immaginiamo, da un lato, un ente del turismo che pubblica una serie di dati sintetici relativi a strutture ricettive, ristoranti, musei e monumenti di un determinato luogo, dall’altro i musei che pubblicano i dati specifici delle opere esposte nel museo o degli artisti delle opere.

Attraverso i LOD un terzo soggetto ha la possibilità di combinare i due set di dati per offrire un nuovo servizio personalizzato, magari in base alle esigenze di una tipologia specifica di utenti. Naturalmente, questo collegamento potrebbe anche essere realizzato manualmente, però con maggior dispendio di tempo e con maggior possibilità di errore.

Per concludere la prima parte di questo post, invitiamo la visionare un video di Tim Berners Lee sui Linked Open Data, già visto migliaia di volte su You Tube.

http://www.youtube.com/watch?v=ga1aSJXCFe0

[MTN]

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Copertina del rapporto Il Marcus Institute for Digital Education in the Arts (MIDEA) ha pubblicato nel 2010 l’edizione relativa ai musei dell’Horizon Report. Questo rapporto identifica e descrive sei tecnologie emergenti che potrebbero avere un impatto significativo sull’istruzione universitaria inerente i musei. Tale rapporto costituisce un approfondimento del più ampio Horizon Report 2010, un documento che illustra l’impatto delle tecnologie sull’insegnamento e l’apprendimento universitario e l’industria creativa.

Il rapporto sui musei identifica sei tecnologie emergenti che prenderanno piede da qui a cinque anni: mobile e social media; realtà aumentata e servizi basati sulla localizzazione, computing basato sui gesti e web semantico.

Ma quali sono gli scenari associati allo sviluppo di queste tecnologie?

  • aumento esponenziale di risorse digitali, quali immagini, video, audio, realtà aumentata e animazioni
  • finanziamenti di progetti di digitalizzazione e catalogazione di risorse museali
  • aspettative accresciute da parte dei visitatori e del personale dei musei, i quali si aspettano di poter lavorare, apprendere, studiare e connettersi attraverso le reti sociali da ogni luogo, in ogni momento, con qualsiasi dispositivo
  • la necessità di rivedere il ruolo degli “educatori” a seguito dell’abbondanza di risorse e relazioni offerte dai repository di contenuto ad accesso aperto e dalle reti sociali.

Sfide significative dunque, tenuto conto del fatto che oggi:

  • pochi musei sono in grado di adottare una strategia che gli consenta di stare al passo con le tecnologie più innovative
  • il finanziamento di progetti tecnologici non rientra quasi mai nei bilanci ordinari
  • non sono sempre chiare le relazioni e le sinergie tra l’uso delle tecnologie da parte dei musei, del pubblico generico anche al di fuori del museo e le risorse che il museo ha deciso di rendere accessibili online
  • sarebbe necessario rendere disponibile della documentazione sull’impatto dei progetti realizzati tramite le tecnologie digitali, come prerequisito per ulteriori progetti
  • il personale museale necessita di formazione, risorse e supporto per sfruttare al meglio le opportunità tecnologiche.

I vari capitoli del rapporto forniscono descrizioni dettagliate sulle tecnologie emergenti con riferimenti a progetti realizzati e riferimenti a risorse di approndimento. [MTN]

Riferimenti bibliografici:
Johnson, L., Witchey, H., Smith, R., Levine, A., and Haywood, K., (2010).
The 2010 Horizon Report: Museum Edition.
Austin, Texas: The New Media Consortium.
ISBN 978-0-9825334-9-9
http://www.nmc.org/pdf/2010-Horizon-Museum.pdf

Johnson, L., Levine, A., Smith, R., & Stone, S. (2010). The 2010 Horizon Report.
Austin, Texas: The New Media Consortium.
ISBN 978-0-9825334-3-7
http://www.nmc.org/pdf/2010-Horizon-Report.pdf

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